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Cavolo – Tipi da Conoscere

Il termine cavolo deriva dal greco Kaulòs, che significa gambo, stelo. In realtà con questo termine ci riferiamo a molte specie orticole di cui si usano l’infiorescenza, le foglie, le gemme ascellari o il fusto, proprio a seconda della parte usata è bene distinguere:

fiore  – cavolfiore; cavolo broccolo

foglie a testa (quindi foglie molto compatte) – cavolo verza, cavolo cappuccio bianco o rosso

foglie a gemme ascellari – cavolino di Bruxelles, un minicavolo cappuccio

foglie – cavolo nero più o meno lanciniato, cavolo cinese (che somiglia alla cicoria)

fusto ingrossato – cavolo rapa (poco usato in Italia ma molto esportato all’estero)


Secondo gli ultimi dati dell’ISMEA, in Italia sono state acquistate per i consumi domestici circa 59 mila tonnellate di cavolfiori freschi, 54 mila tonnellate di cavolo brocco e 26 mila tonnellate di cavolo versa. Sempre parlando per cifre, tutti i cavoli consumati nel complesso corrispondono a circa l’8-9% del totale di ortaggi freschi per una spesa di circa 152 milioni di euro. Il 53% degli italiani consuma cavolfiori, il 44% i broccoli e il 32 % il cavolo verza.

Dopo questa carrellata di numeri, è bene parlare della coltivazione dei cavoli. Sui cavolfiori è necessario dire subito che l’infiorescenza deve essere protetta dai raggi diretti del sole, quindi fate attenzione alle zone o rischiate di macchiarli. Vi sono delle varietà che dal trapianto alla maturazione impiegano 60-70 giorni circa fino a quelli che impiegano anche 200 giorni. Da fine settembre fino a tutto marzo potete comprare i cavolfiori freschi, poi con il caldo è meglio evitare. Per maggiori dettagli è possibile leggere questa guida sulla coltivazione dei cavolfiori pubblicata su Coltivazione.net.

Lo trovate in vendita al mercato coronato o defogliato. Se decidete di farvi un piccolo orticello personale non fate l’errore di una densità eccessiva di cavoli perché crescono piccoli e non vi daranno soddisfazioni.

Infine, bisogna fare un accenno al cavolfiore violetto e al broccolo nero, tipici della Sicilia che hanno un potere antiossidante superiore alle varietà classiche.

Come Coltivare il Liquidambar

Il liquidambar è un albero spogliante appartenente alla famigliadelle Hamamelidaceae. Praticamente sconosciuto nonostante sia parecchio apprezzato per le belle foglie, il Liquidambar styraciflua è originario dell’America ma si è acclimatato benissimo anche in Italia. Predilige un clima temperato o freddo mentre non ha alcuna necessita per il terreno purché profondo e fresco.

A mio parere è una pianta molto gradevole da vedere, adattissima a parchi e giardini per via della sua colorazione ambrata durante la stagione autunnale.

Le foglie, simili a quelle degli aceri, passano dal verde al bronzo, al rosso fino al giallo-dorato. Non aspettatevi una fioritura spettacolare perché questo è un albero dal bel fogliame e stop.

Rustico e frugale, il liquidambar si riproduce per seme da interrare in questo periodo o a fine inverno su terriccio sabbioso. Si tratta di una pianta dalla crescita lenta, specie i primi anni dove ha un portamento piramidale. In seguito, in età adulta la chioma assumerà uno sviluppo slanciato. Il consiglio è quello di evitare le potature ed eventualmente curarsi solo di limitare qualche diradamento.